Approcciarsi al jazz modale….cenni storici, regole e studio di un brano

carmelo siracusa, bassista, contrabbassista

Approcciarsi al jazz modale….cenni storici, regole e studio di un brano

Questo post vuole ricollegarsi a questo brano analizzato in passato

( in basso il link di collegamento )

Miles Davis innaugurò proprio con So What l’inizio del Jazz del Modale.

cenni storici di questo Post sono presi dalle fonti di ( wikipedia )

Il sistema modale: 
Il sistema modale si basa su un modello (il modo) che rappresenta il riferimento melodico e armonico della composizione. La melodia viene costruita utilizzando i suoni del modo, come faremmo scrivendo un tema basato sulla scala maggiore o minore. La differenza sta in questo: il modo va considerato in maniera seriale. Bisogna uscire, cioè, dalla gerarchia che ci fa considerare primo, terzo e quinto grado come fondamentali, e secondo quarto e sesto come tensioni. Questa è una consuetudine che deriva dalla nostra visione dell’armonia, che è fortemente legata agli accordi. Nell’uso di un modo, dovremmo riuscire a dare la stessa importanza a tutti i suoni che lo compongono. Abitudini come suonare le note fondamentali sui tempi forti, far salire la sensibile o scendere la settima diventano qui fuori contesto. Anche l’aspetto armonico è legato a questa “democrazia” dei suoni: l’assenza di accordi con determinate funzioni (statiche, preparatorie, dinamiche) può farci giudicare statica l’armonia modale, ma dobbiamo considerare che la sua costruzione è libera, e noi siamo abituati a rispettare una serie di regole, come le cadenze, che impongono i rapporti sonori tra gli accordi. Nel modale, l’armonia è costruita con i cosiddetti frammenti di modo (esercizio dialettico per non chiamarli accordi…); anche in questo caso, è necessario uscire dalla logica prima – terza – quinta – settima, che richiama gli accordi, per privilegiare intervalli meno consueti, come quarta (che smetteremo quindi di chiamare “sospesa”) e seconda. Costruzione libera, spaziando sulle note del modo, e priorità assoluta alla sonorità: non ci sono cadenze o passaggi accordali tipici, ma l’armonia può comunque avere movimento, alternando le scelte dei suoni dei frammenti. Inoltre, l’uso di un modo di riferimento non esclude i cromatismi; risolvendo sui gradi del modo, hanno funzione di appoggiature.

Principi : 

Il jazz modale sostanzialmente svincola la progressione degli accordi dalla tonalità del brano (cioè non richiede che gli accordi siano necessariamente rispondenti alle regole dell’armonia tonale, ossia costruiti per armonizzazione dei vari gradi della tonalità). Inoltre associa ad ogni accordo differenti scale “modali”, ciascuna con una sua tonica, dalle molteplici e differenti sfumature, sempre in maniera indipendente e svincolata dalla tonalità. Nell’analizzare questo genere musicale si può infatti parlare di applicazione successiva di differenti scale modali (non necessariamente diatoniche, ma ad esempio anche pentatoniche) invece che di successione di accordi: nella composizione di frasi e periodi musicali si usano frammenti di scale modali fra loro in relazione, mentre il passaggio da un periodo ad un altro (caratterizzato da altro accordo o scala modale) avviene mediante particolari soluzioni melodiche, senza che i suoni siano mai in evidente relazione con una tonalità. Si ragiona quindi prevalentemente in maniera scalare (ossia pensando “per scale”) e le stesse armonizzazioni e costruzioni di accordi possono muovere su tutta l’estensione di una data scala, potendo impiegare potenzialmente qualsiasi nota. Viene così a perdersi la simbiosi tra armonia e melodia che aveva contraddistinto tutta la produzione jazzistica fino all’avvento del jazz modale.

Nasce come reazione al Bebop e all’Hard bop, che avevano incrementato le strutture jazzistiche con progressioni armoniche di tipo tonale caratterizzate da numerosi accordi diversi e numerose sostituzioni armoniche, spesso accompagnate da un ritmo ossessivo, opponendo ad essi la ricerca di una situazione musicale più distesa e di maggior distensione sia sul tempo che sull’armonia.

Il metodo sortisce i suoi primi effetti alla fine degli anni cinquanta e si sviluppa anche nella metà degli anni sessanta con l’intento di portare innovazione nel linguaggio jazzistico e soprattutto per distaccarsi dall’aggressività dell’Hard bop.

Inoltre questo nuovo stile sfruttava scale sostitutive, accordi (svincolati dalla tonalità) costruiti per intervalli di quarta o quinta (anziché per terze, come nella musica tonale tradizionale) e più libertà nel fraseggio.

Aspetti tecnici

: Primi autori utilizzatori del Novecento furono Miles Davis, e Bill Evans corresponsabile, perché detentore della parte armonica e perché precedentemente lavorò alla corte del pianista George Russell, inventore di questo metodo. Inoltre Russell ci indica anche John Coltrane col suo lavoro Giant Steps.
Le scale non derivano più da alcun sistema, sono indipendenti, ma collegabili tra loro. In seguito troviamo Wayne Shorter come principale compositore ed esecutore di brani modali complessi. Alcune regole:
Si possono usare progressioni tipiche e appartenenti ad un dato sistema scalare.

Si possono creare collegamenti scalari nuovi, armonizzando più o meno le scale tra loro.

I metodi usati sono i vecchi sistemi di collegamento tra le scale:
collegamento tramite un basso comune a più battute o pedale, mentre la parte armonica superiore varia.

collegamento tramite il legame della nota caratteristica tra le scale.

I metodi moderni (Persichetti, Miller) propongono un riutilizzo delle vecchie scale modali in chiave moderna. Le scale sono ordinate in base alle sfumature di colore tra loro, dalla più chiara alla più scura.

Vengono perciò disposte secondo la seguente sequenza:
.Lidia

. Ionica

. Misolidia

. Dorica

. Eolia

. Frigia

. Locria

 

clicca qui per il brano:

http://www.carmelosiracusa.it/un-brano-assolutamente-geniale-e-anche-molto-didattico/

 

 

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